Marò rientrati in India. L’autogol italiano: sottovalutare le potenze orientali.

La vicenda che da settimane fa capolino sulle prime pagine delle testate italiane ed indiane, pare essere giunta ad una svolta. Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, i due fucilieri del 1° Reggimento San Marco (amichevolmente, Marò), sono rientrati in India dopo un turbolento tira e molla tra le autorità indiane e lo staff della Farnesina. I due militari italiani erano tornati in patria grazie ad un secondo permesso (il primo era stato accordato durante il periodo delle festività natalizie) concesso dal governo indiano per permettere ai due di partecipare alle votazioni per l’elezione del nuovo esecutivo.

Marò-India

Il Ministro Terzi ed il suo staff devono aver inteso queste due concessioni come una vittoria diplomatica e non già, come sarebbe forse più facile presumere, come una volontà di New Delhi di non infiammare la questione. Perché dietro all’uccisione dei due pescatori esistono infatti almeno due situazioni che avrebbero potuto (e che potrebbero ancora) scatenare un’innalzamento dei toni. Da una parte c’è la vicenda delle presunte tangenti da 50 milioni di euro per la fornitura di 12 elicotteri Augusta-Westland al governo indiano. Dall’altra le elezioni nello stato del Kerala, conclusesi il 17 marzo con una sconfitta del partito comunista, che avrebbe potuto certamente cavalcare il populismo locale e mettere in serio pericolo i due fucilieri in caso di diverso risultato elettorale.

Ma è risaputo. La diplomazia ha i suoi metodi, le sue prerogative, le sue “stranezze”. Soprattutto quella italiana, che certamente non brilla per autorevolezza e, temiamo, preparazione. Ancora una volta non si riesce bene a comprendere se le decisioni italiane siano frutto di una sottilissima partita diplomatica giocata sul filo del rasoio  – fino ad ora, per quanto ci è dato sapere, in perdita – oppure, semplicemente, da una isterica volontà di fare la voce grossa e battere i pugni, anche senza poterselo permettere. Con la decisione dell’11 marzo di trattenere in Italia i due Marò, sembrava inizialmente che la Farnesina avesse preso il toro per le corna. Eppure le conseguenze parevano chiare anche ai più disattenti: una simile delegittimazione delle decisioni prese dal governo indiano (oltre che degli accordi scritti presi con esso attraverso la persona del Console Mancini) non poteva che dare un duro colpo alla credibilità di New Delhi e favorire la corsa, di cui si è già parlato, del partito comunista nel Kerala, anche se alla fine sembra non essere stata favorita particolarmente. Un autogol di un certo peso se si considera che tutto sommato il governo indiano in carica era più fonte di garanzie che di preoccupazioni. È vero infatti che la leader del partito, l’italiana Sonia Gandhi, ha dovuto mantenersi neutrale nella questione per evitare strumentalizzazioni dell’opposizione. Tuttavia, agendo con intelligenza, si sarebbe potuto vedere in lei un valido interlocutore. Invece, con l’abile “stoccata diplomatica”, l’Italia è riuscita ad inimicarsi anche questa preziosa risorsa, costretta dalla situazione ad usare toni duri in seguito alla decisione del Ministro Terzi.

Alla luce di tutto questo viene verosimilmente da credere che il Governo ritenesse per davvero chiusa la questione. Politica di forza di un paese tristemente in declino nei confronti di uno che ogni giorno di più mostra la sua crescita al resto del mondo e che viene ormai considerato, a seconda dei casi, valido alleato o pericolosa minaccia (è di qualche mese fa l’accordo con il Giappone in cerca di partner per il controllo militare ed economico della zona estremo-orientale). Perplessi ci chiediamo: possibile che non si sia voluto vedere al di là delle contingenze di una situazione tutto sommato secondaria – seppur grave nella misura in cui due persone hanno perso la vita – privilegiando solo l’aspetto propagandistico? Il Ministro Terzi ha forse voluto tentare un ultimo colpo di coda per accaparrare qualche minuto di quella notorietà che il suo Governo – dimissionario – ha preferito concedere ai suoi colleghi Passera, Grilli e Fornero?India Ship Firing

Come diceva “qualcuno”, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Nessuna presunzione di aver azzeccato alcunché, ma i fatti parlano chiaro. In uno scatto d’ira, il governo indiano reagisce alla decisione italiana impedendo al console Mancini l’abbandono del paese. I toni si alzano, New Delhi chiede il rispetto dei patti, Roma invoca la Convezione di Vienna, l’UE scarica barile. Risultato? I marò rientrano in India. Qui crolla l’intera impalcatura italiana, che di fatto si reggeva sul nulla. In un tentativo di salvare la faccia, il governo rivendica l’esistenza di assicurazioni scritte che escludono nella maniera più assoluta il ricorso alla pena di morte. Falso, secondo le autorità indiane. Per quanto il caso dei due fucilieri non ricada in quei rarissimi casi che la legislazione indiana punisce con la pena capitale, non esiste alcuna dichiarazione scritta. Ora quindi si rimane in attesa del processo, la data del quale dovrebbe essere comunicata a giorni dal tribunale speciale istituito ad hoc.

Che cosa impariamo da tutto questo? L’elenco è lungo e potremmo parlare di un’Italia in costante perdita di credibilità diplomatica, soprattutto nel settore asiatico, ripetutamente snobbato da una discutibile politica estera italiana tutta euro-centrica. Potremmo parlare della necessità di rivedere alcune leggi, come la legge La Russa del 2 agosto 2011, dove all’articolo 5 viene regolata la cessione a pagamento di membri delle forze dell’ordine per la difesa di navigli privati (come la Enrico Lexie, nave sulla quale i due Marò svolgevano funzioni di “contractors”). Potremmo anche allacciarci alla questione e parlare della formazione del personale tecnico amministrativo e diplomatico, che di basi meritocratiche ha ben poco e che sconta una qualità dell’insegnamento scolastico in discesa libera. Le decisioni di politica estera italiana dovranno presto venire al pettine. Non ci sembra che esista alcuna possibilità che si possa superare indenni il cambiamento geopolitico già in atto e che tra qualche anno sposterà gli assetti di potere verso Oriente. Vedremo se  l’Italia saprà rialzarsi. Ma, soprattutto, se riuscirà a stare in piedi.

[A.O.] ©

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